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Eco Moneta


By Roberto Franzè admin - Posted on 16 luglio 2008

Cosa è per noi la Eco Moneta?

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Ho letto quello che avete scritto.
Mi trovo in elevato grado d'accordo con la maggior parte di ciò che ho letto.

Vorrei adesso esprimere il mio punto di vista su diverse di queste cose.

Da un punto di vista prettamente teorico, la condivisione di quanto più possibile sarebbe probabilmente la cosa migliore. Così avere proprietà completamente comuni e donare il proprio lavoro alla comunità semplicemente in cambio dei servizi e dei rapporti umani che la comunità offre sarebbe probabilmente il realizzarsi di un sogno. E' però evidente a tutti quelli che hanno scritto (ed infatti nessuno ha scritto quello che ho appena scritto io) che è la visione...visionaria di una società completamente diversa dalla attuale e costituita da persone infinitamente diverse dalle attuali.

Se un gruppo sparuto di persone potrebbe forse anche essere capace di farlo, se l'idea è quella di riunire milioni di persone, seppure in diversi centri, diventa evidente l'impossibilità di un simile modello allo stato attuale.
Il perchè è presto detto, a mio avviso:
- le persone, almeno nel grande numero, non sono pronte a fidarsi troppo degli altri...e spesso a ragione;
- hanno paura di possibili ristrettezze, soprattutto future, e per questo tendono ad accumulare, per se e per i propri figli, cose di loro proprietà;
- non sono pronte ad impegnarsi, quantomeno in maniera regolare, a dare il proprio lavoro in maniera del tutto disinteressata...ed altre cose simili.
E' l'eredità di secoli, millenni, di "progresso". Non si estingue in giorni, mesi, anni, poche generazioni. Si estingue con il tempo, man mano che la gente si rassicura del fatto che il suo diritto di vivere, ed anche bene, è garantito per legge, e del fatto che delle altre persone ci si può fidare più o meno come di se stessi. E le due cose vanno di pari passo, non è assolutamente pensabile che maturino separatamente: solo l'affrancamento dal bisogno, e l'iniziare a vivere per piacere del vivere, del fare le cose, dello scoprire, possono portare ad un tale stato.

Per grandi gruppi di persone uno stadio di questo tipo può essere solo il risultato di lenti processi di evoluzione personale:
- di lenti processi di disintossicazione dal principio di affermazione personale ai danni degli altri e dalla tentazione di ottenere qualcosa facendo lavorare gli altri al proprio posto
- di dintossicazione dal concetto che il più alto livello di sicurezza che di una cosa tu possa godere è rappresentato dal fatto che su un pezzo di carta, per quanto di valore legale, c'è scritto che quella cosa è tua.
E' in realtà sotto gli occhi di tutti che se una persona possiede,ad esempio, una casa, e che se questa viene distrutta da un evento catastrofico, se va bene questa persona, dopo tante sofferenze, si vedrà fatta l'elemosina di dargli una abitazione molto probabilmente di livello molto inferiore a quella che aveva. Diverso sarebbe il concetto che quella persona ha diritto a godere di una certa cosa, e che la comunità, in caso di perdite dovute a cause non dipendenti dalla volontà riscarcisca interamente ed automaticamente il 100% (fatto salvo l'irrecuperabile, naturalmente) di ciò che si è perso. Senza ricorrere a collette di gente di buon cuore o a decreti straordinari o ad operazioni di marketing per aumentare il PIL del paese e i conti della propria azienda o della azienda degli amici...ma semplicemente perchè è dovuto e naturale.
- di disintossicazione dalla paura di non riuscire a vivere o che qualcuno possa toglierti ciò che hai.
- di disintossicazione dalla assuefazione al concetto di avere tutto e subito senza curarsi del come e del perchè.
- altri concetti ed esempi simili potete aggiungerli voi.

Allo stato attuale, spingere troppo sull'acceleratore in questo senso, così come in altri sensi, per altri aspetti, non potrebbe che risultare un fallimento, non appena appena si allarga il numero di persone coinvolte.

Uno dei punti cruciali è probabilmente quello espresso dal Signor Franzè: bisogna creare comunità di persone, prima di poter creare comunità fisiche. Serve  il confronto esteso; l'apertura al dialogo e a rivedere le proprie posizioni o a modificarle, anche solo temporaneamente; la comprensione di non forzare altri e credere e a pensare come te, anche se sei (o anche solo ti senti) certo che tu sei un gradino o più avanti nella strada della maturazione.

Altro punto cruciale, legato a questo, credo sia che ciò di cui in questo nostro spazio virtuale parleremo non può e non deve pretendere di dare delle risposte o regole univoche, che tutte le comunità che eventualmente si creeranno poi seguiranno.
Bensì di creare uno spazio di confronto con una triplice funzione:
- creare contatto e vicinanza di vedute tra le persone
- cercare di trovare alcuni set di buone soluzioni per tutti gli aspetti della vita in una tale comunità: da set che prevedono una condivisione e/o ascetismo più spinti ad altri che li prevedono meno spinti. La mia futura moglie, ad esempio, non accetterebbe mai una sostanziale riduzione del suo possesso di ciò che gli sta intorno e di diversi comfort: diversamente da me che potrei anche accettarlo, se ci sono le condizioni, per lei al momento non è cosa che si possa mettere in discussione; non è questione di cattiveria, ma è questione che si fida troppo poco delle persone ed ha troppo presente come funziona la società e che in parte se ne fa assorbire. Solo il tempo e la conoscenza delle persone, il vedere che le cose possono funzionare, potrebbero spingerla a rivedere le sue posizioni. Questo non significa che non possa vivere in un contesto come quello di un ecovillaggio, ma che non le si può chiedere troppo, e come lei sarebbe per tantissime altre persone.
-diventare una potenziale base per iniziative concrete.

Tornando al discorso della moneta, stante la necessità di attività con il mondo esterno che permettano l'acquisizione di moneta esterna per fruire di alcuni servizi esterni, personalmente penso che una vera e propria moneta all'interno si possa evitare, ma che uno strumento di misura del valore del tempo e delle cose serva, ed anche molto. Non c'è naturalmente neanche bisogno che sia stampato, ma semplicemente che misuri il valore e che se ne mantenga una contabilità. Stile Banca del tempo, per l'appunto. Se poi non lo si vuole chiamare tempo, ma dargli un nome, non credo che cambi molto. Chiaramente nulla vieta che questo possa coesistere con forme di dono, di baratto, di scambio gratuito, per tutti quelli che vogliono. Anche qui non cambia molto, il problema è sempre lo stesso: trovare un accordo sulla equivalenza tra le cose che si scambiano, barattano. Nel caso della banca del tempo l'equivalenza è stabilita, ma potrebbe non essere così evidente stabilire, come osservato, quale è il giusto tempo per fare una cosa, data la variabilità legata a varie cose (capacità, velocità, condizioni delle cose o delle persone con le quali si tratta, etc).
Capisco le obiezioni al riguardo, ma nonostante tutto il modo probabilmente un po' migliore degli altri è che le scale dei valori tendano all'equivalenza su base tempo, se non esattamente coincidano con il tempo. Penso ciò nonostante sia ingegnere.
Certo, credo che per come oggi funzionano le cose, è in parte giustificata la differenza di stipendio che mediamente si riscontra, dal fatto che si sono passati anni a studiare senza guadagnare, ed anzi pagando (lo studente o chi per lui). Il maggior valore attribuito alle  ore di lavoro di chi più ha studiato (anche se poi non è neanche detto che sia così) è in parte giustificato dal fatto di dover recuperare "il tempo perduto". Io, francamente, non lo ho ancora recuperato, penso, ma probabilmente solo perchè la mia famiglia non è ricca....
Ciò che origina questa parziale giustificazione delle differenze è però quello che considero un grave errore di fondo: non considerare davvero l'istruzione alla stregua di un lavoro, come qualcosa che crea valore per la società. Insomma, quello che intendo è che un bambino, dal momento che nasce, inizia già ad apprendere cose che gli permetteranno in futuro di dare valore alla società, e che la qualità di ciò che apprende è fondamentale per la qualità del suo apporto futuro. Conseguenza di ciò è che egli sta creando il valore in quello stesso momento in cui apprende, anche se i maggiori frutti si vedranno in futuro. Così, se un bambino non apprende o apprende male ad interagire simbioticamente con l'ambiente, a pensare con la propria testa senza farsi condizionare troppo dal pensiero dominante, quel bambino potrebbe recare più danni che dare valori alla società. Poichè è un lavoro difficile, non solo per chi insegna, ma anche per chi apprende, ed è un lavoro a tempo pieno, dovrebbe essere riconosciuto alla stregua di un lavoro, e non dipendere in alcun modo dalle possibilità economiche e quanto meno possibile da quelle intelletuali dei genitori. Ciò non significa che la "remunerazione"c del bambino debba essere su base oraria la stessa di quella dell'adulto (per quanto iò sia possibile pensarlo in una prospettiva lontana), ma che debba permettergli di coprire le sue "spese" e, col tempo, di avere qualcosa in più che gli permetta, finito di studiare, di avere già di cosa costruirsi casa e farsi la sua vita.
Un meccanismo di questo tipo, avrebbe il pregio di invogliare a studiare (non parlo solo di istruzione acccademica, ovviamente, ma più in generale), cosa che reputo prerequisito essenziale per un reale progresso della società.

Scusate se sono andato un po' a briglia sciolta. Spero però che le mie considerazioni possano essere utili.
Saluti.

Salvatore Gagliano

Ciao a tutti ,dopo aver letto la pagina e i commenti mi sono accorto che le vostre idee sono molto simili alle mie(nonostante abbia 17 anni)ed è per questo motivo che vi invito a guardare un film-documentario chiamato zeitgeist(parte 1) e zeitgeist:addendum(la parte 2).Proprio nel secondo si parla del Venus Project, un progetto che si basa sulle risorse energetiche pulite e rinnovabili,sulla tecnologia basata proprio sull'energia elettrica,insomma propone un buon sistema che sostituirebbe il capitalismo....propongo la visione a tutti e in caso di interessamenti vi invito a visitare la comunità italiana presente a questo link http://www.zeitgeistitalia.org/
stefano

A  che pro ragazzi? A mio avviso non avrebbe senso usare una moneta all'interno di un ecolcomunita . Io la vedrei così : le persone che vivono all'interno del villaggio collaborano in tutto e per tutto per avere quello che hanno bisogno. Idem per la necessità di denaro che servirebbe per avere quello che non riescono ad auto prodursi.
Vivere in simbiosi è una cosa , trasferirsi da milano a ecolcity è un altra.
 

Non so se ti rendi conto, ma la moneta è un genere di prima necessità al pari del pane e del trasporto. L'uomo ha usato moneta da 5000 anni. Nessuna civiltà è mai prosperata senza moneta.
Usare il baratto è una proposta ridicola e denota ignoranza di cultura monetaria

Il problema di Ecolcity è l'accomunare persone per il semplice e genuino scopo di vivere bene in armonia tra loro senza l'ausilio di nessun catalizzatore di tipo fideistico, sia esso politico,religioso,calcistico o qualsivoglia.
E' molto comodo ragruppare in un'unica comunità gente con alla base un credo cattolico data "l'abbondanza di materiale" a distanza di pochi km tra loro.

Noi ( almeno ci reputo di questa fattezza ) non apparteniamo a nessuno schema,religioso o politico; rinneghiamo la moneta perché insieme alla religione sta alla base della corruzione e allo scontro tra uomo e uomo; preferiamo discutere tra noi e scegliere la strategia migliore piuttosto che formulare leggi che possono stare bene per alcuni a danno di altri.

Insomma rappresentiamo una minoranza e sparpagliata per giunta . Darci compattezza rappresenterà il primo problema.

Ritornando al tema principale cioè la moneta, sono sempre stato contro questo perverso,vecchio e limitativo sistema: se io cerco di venderti qualcosa ai tuoi occhi sarò una persona malvagia che tenta di portarti via quanto più denaro possibile, al contrario se io scambio qualcosa con te ai tuoi occhi sarò una preziosa risorsa che può aiutarti a vivere meglio.

Come ho già segnalato in altri temi vedo la società come un insieme di lavoratori che uniscono le loro singolari capacità per dar vita a tutta quella serie di beni e di servizi necessari per vivere ; più capacità esistono all'interno di questo sistema è più ne beneficerà il totale; il pagamento al singolo l'offre la comunità con i servizi che gli fornisce e il compito del singolo è di contribuire al benessere della comunità stessa con il suo mestiere.

Resta il problema di come attivare il tutto prima che la comunità diventi autosufficiente ; è chiaro che dovremo mantenere rapporti economici con l'esterno e i proventi investirli di volta in volta per produrre da soli quello che ancora ci manca secondo una scala di priorità.

Per maggio stiamo organizzando un incontro alla comunità Nomadelfia

Qui vivono da decenni senza denaro, ma come potete leggere sul loro sito le caratteristiche della loro comunità sono molto particolari.
Non esiste la proprietà privata, sono obbligati a lavorare nella comunità, sono una comunità religiosa, acquisiscono denaro dall'esterno prendendo in affido giovani.

Invece il problema che si dovrà affrontare in Ecolcity è il seguente: come remunerare coloro che lavoreranno per la comunità, visto che molto probabilmente molti non potranno o non vorranno farlo.

Se si remunerano poco, le persone preferiranno lavorare all'esterno, se troppo, la comunità preferirà servizi esterni (ed allora non esiste la comunità)

Ora se il concetto delle comunità è vivere in armonia con gli altri, molto probabilmente avremo bisogno di regole e strumenti che ci portino dal pensiero odierno legato al profitto personale ad un pensiero che mette il benessere collettivo (e la natura) al primo posto.

Senza fare salti, ma con continuità.

Roberto Franzè

Non sarebbe il caso di parlare anche di Ecol Tecnologia? L'energia che ci si procurerà cosa alimenterà esattamente? Quali strumenti abbiamo già pronti (per lo meno sulla carta) da utilizzare nella vita Ecol Sociale senza complessi macchinari per la produzione?

Una volta risposto a questo, come avverrebbe l'Ecol Progresso?
Nel sistema attuale il progresso avviene, sostanzialmente, grazie alla distribuzione che, assieme all'obiettivo profitto, rende necessaria la produzione di massa.
In una Ecol Città (o Paesino, che sa più di naturale ^^), che quindi non si basa sul profitto, sarebbe sufficiente, invece che lo scambio di beni, lo scambio di sole informazioni (ed al massimo delle materie prime non trovabili su tutto il territorio, finchè non saranno rese inutili da nuove tecnologie) che ogni singola comunità utilizzerebbe per produrseli in proprio?

Ciao Alberto

Ho creato Ecol tecnologia cosi ne possiamo discutere la
ho copiato li in tuo commento, se vuoi puoi modificarlo

Questo 2 commenti dopo li tolgo

Roberto Franzè

.....

a l e x b l u @ e m a i l . i t

Non che sia un gran esperto di economia e moneta, ma vorrei provare a dire la mia.

Non penso sia fattibile poter fare completamente a meno della moneta statale, a meno che di avere una comunità completamente autosufficiente ma questo credo sia poco probabile al momento.
 
Io la vedo così:

In una comunità piccola, agli inizi, diciamo di poche decine di persone o famiglie non credo sia fattibile una moneta locale di nessun tipo a parte aderire a quelle possibilità che stanno sorgendo anche in territorio italiano per le valute locali:

http://it.wikipedia.org/wiki/Valuta_locale

Varrebbe più un mutuo scambio dato da un buon rapporto di vicinanza e di appartenenza alla comunità: tutti aiutano tutti.

Invece in una comunità media, in cui ci si avvicina o si supera il centinaio di famiglie (i numeri che do sono a vanvera, solo per dare un'idea), si potrebbe creare una sinergia tra moneta statale e una sorta di moneta locale associata essenzialmente al lavoro prodotto. Vale a dire, ad es., ogni ora di lavoro che si impiega viene retribuito con un tot di ecolmoneta. O forse meglio una tempo moneta, cioè non una moneta cartacea o metallica,  come ad es. esistono nelle cosidette banche del tempo:

http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_del_Tempo

Interessante potrebbe essere allora una comunione fra le due monete. Faccio un esempio per farmi comprendere bene.

Io lavoro il legno. Tu vieni da me e mi chiedi di realizzare un tavolo. Bene. Il costo del tavolo sarà suddiviso così. Tot soldi statali in euro per il rimborso spese (materiali, legno, finiture etc...) che necessariamente dovranno essere acquistati fuori dalla comunità o per lo meno buona parte di essi nelle comunità più evolute. Il resto, che è il mio lavoro, cioè il tempo che impiego per realizzarlo è pagato con la ecol moneta o tempo moneta spendibile nell'ambito della comunità. Con la ecol moneta ad es. compro le patate dal vicino che le coltiva.

Nel caso invece di un grande comunità il discorso si complica e allora si può pensare a una moneta locale con tutti i crismi della moneta, quindi con una banca il conio e tutto il resto. Ma andrebbe pensata bene con le dovute conoscienze per farla funzionare senza intoppi e per non cadere nelle trappole delle monete statali. Ed ha sicuramente bisogno di una comunità che sia altamente autosufficiente.

Dato che probabilmente si potranno realizzare al momento solo piccole comunità, credo che la prima ipotesi sia la più facilmente percorribile, e quindi nessuna moneta. Man mano che i progetti andranno avanti si potrà passare alla fase due e così via.

Spero di non aver detto corbellerie.
Ciao

Luciano G.

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