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Eco Mini Comunità
Quale potrebbe essere la dimensione minima di una comunità?
Alcuni di noi hanno proposto anche di valutare, la scelta di creare mini comunità, per accelerare la formazione di gruppi coesi in grado di partire con progetti più semplici e dinamici.
L'idea è di puntare alla creazione di più mini comunità composte da soli 5 - 10 nuclei familiari e minori comunità con un numero di singoli e nuclei familiari superiore a 20 - 30 unità, ovvero comunità di almeno 50 persone complessive.
Per ora iniziamo con questa area tematica specifica (Mini comunità) dove iniziare a trattare l'argomento, in caso di sviluppo positivo, si creeranno delle area apposite dove ogni singola iniziativa di mini comunità, potrà avere un proprio spazio sia pubblico che privato.
Cosa ne pensate dell'idea di tante piccole mini comunità?
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Sono d'accordo con Luciano.
Anche se il rapporto con l'altro è importante, lo è altrettanto la libertà; ogni comportamento deve scaturire da una scelta.
Il meglio che può fare una comunità ecologica è creare un ambiente che favorisca comportamenti ecologici e impedisca il nascerne di ogni forma che si può considerare negativa.
L'ideale sarebbe fare in modo da ridurre al minimo la necessità di "controllori" e far si che la "pena" di ogni comportamento non ecologico coincida con un percepibile disagio personale (dovuto anche alla compromissione di tutta la comunità), ovvero un'azione che non si desidererà mai compiere così come, nella società attuale, nessuno desidererà mai non riuscire a guadagnare denaro e finire sul lastrico.
Questo potrebbe essere un modello che consentirebbe il persistere della comunità anche con una considerevole presenza di membri poco ecologici. La maturazione ecologica di tutta la comunità (quella che intendi tu, Roberto) risulterebbe solo una sorta di questione di evoluzione.
Non sono molto d'accordo, invece, con lo scambio di beni primari tra comunità come compensazione dell'autosufficienza. Può essere una stato temporaneo, o di emergenza, ma non permanente; ho paura che ciò le renderebbe più simili ai paese/città attuali (dove ogni cosa ci viene procurata dagli altri); e con il tempo potrebbe amplificarsi il processo assistendo alla nascita di problemi di "servizi scadenti", proprio uno di quelli che vogliamo eliminare (lo so, voi potreste dire che in delle comunità basate sulla coesione ed anche il bene altrui non sarebbe un grosso problema l'eventuale "inadempienza" ma non potendo prevedere il funzionamento di ogni cervello non credo che possiamo basare delle regole sul dare per scontato che ci saranno solo comportamenti positivi).
Se un territorio non ha le caratteristiche per favorire l'autoproduzione di ogni tipo di beni primari, beh, sarebbe da considerare non idoneo.
Ben venga, invece, lo scambio di idee e progetti; anzi, è praticamente un obbligo per consentire il progresso.
Lo scopo principale che deve avere colui che vuole vivere in una comunità, non deve essere egoistico, ovvero non si deve aderire ad una comunità per risolvere i propri problemi, ma per risolvere i problemi della collettività.
La società in cui viviamo è già il tempio dell'egoismo del singolo e delle corporazioni, e questo non si deve ripetere nelle Ecol Comunità; per questo si propongono delle comunità di almeno 30 nuclei, per evitare che l'egoismo, dei singoli e/o di piccoli gruppi di individui, si imponga sulla comunità.
Una comunità deve sviluppare uno spirito collettivo, altrimenti è un residence, o al massimo un coausing, dove ci si mette in comune solo per convenienza; di solito le regole di una comunità, sono più invasive di quelle di un condominio.
Le Ecolcity a mio avviso dovrebbero nascere come luoghi, dove si riscopre il contatto con la natura, ma soprattutto le relazioni umane; e questo all'inizio sembrerà a tutti noi invasivo della nostra privacy.
Non si può aderire ad una comunità, perchè si desidera isolarsi in campagna, altrimenti si diventa peggiori della societa dove viviamo, dove almeno la schiavitù del lavoro ci costringe ad avere rapporti con i nostri simili. Se uno si vuole isolare, magari è preferibile che vada a vivere da solo su una montagna.
Se pensiamo di ricostruire un nuovo modo di vivere, riferendoci alle abitudini del passato, non faremo altro che ricostruire in piccolo la nostra attuale società, ma con le case di legno ed i pannelli solari, sarà difficile attuare anche una minima autosufficienza alimentare; ragioniamo se questo ci basta o se forse occorrono anche dei cambiamenti delle relazioni individuali e collettive.
A mio avviso, le minicomunità non devono essere il modello da seguire, ma una soluzione da applicare in caso vi siano difficoltà a costruire una comunità più grande, o come via di fuga in caso di grave crisi economica. Saluti
Roberto Franzè
Caro Roberto, mi dispiace ma non mi sento in accordo con quello che tu dici e su svariati punti. ANdiamo in ordine:
Tu dici: Lo scopo principale che deve avere colui che vuole vivere in una comunità, non deve essere egoistico, ovvero non si deve aderire ad una comunità per risolvere i propri problemi, ma per risolvere i problemi della collettività.
e perchè mai? Si può partire benissimo per risolvere i propri problemi tenendo bene in considerazione che molti dei propri problemi sono anche problemi che riguardano tutti, e quindi risolvendo quelli si risolvono anche quegli degli altri.
La società in cui viviamo è già il tempio dell'egoismo del singolo, e questo non si deve ripetere nelle Ecol Comunità; per questo si propongono delle comunità di almeno 30 nuclei, per evitare che l'egoismo dei singoli si imponga sulla comunità.
Io non credo che la nostra società sia il tempio dell'egoismo del singolo, ma è proprio l'opposto dove il singolo e la sua individualità non contano proprio nulla. Dove sono pochissime le persone che pensano con la propria testa ma accettano passivamente informazioni, spesso errate e false, che provengono dall'alto e dai vari poteri. Casomai è più corretto dire che la nostra società è il tempio dell'egoismo di ALCUNI singoli, che dettano le proprie leggi con tutti i mezzi possibili, e che quindi succhiano costantemente le energie delle persone come leggendari vampiri, e dispensano le briciole, quanto basta per tenere buona la gente. Almeno finora.
Una comunità deve sviluppare uno spirito collettivo, altrimenti è un residenze, o al massimo un coausing, dove ci si mette in comune solo per convenienza; di solito le regole di una comunità, sono più invasive di quelle di un condominio.
Vero è che una comunità deve sviluppare uno spirito collettivo, ma senza mai ledere e rispettare quelle che sono le individualità del singolo. I suoi propri spazi i suoi tempi, ecc..Ci deve essere armonia tra quello che sono le esigenze del collettivo e quelle che sono del singolo. Altrimenti è un processo, a mio avviso fallimentare. Vi sono state moltissimi tentativi di comunità nella storia ad iniziare ad es. dalla comune di parigi (da cui partì il movimento comunista - da non confondere con il socialismo reale che è un'altra cosa), e sono o tutti falliti o sono diventate delle sette, delle società chiuse o ad ispirazione religiosa spirituale.
A mio avviso queste comunità non portano niente al mondo ma sono solo un fuga dalla realtà e liberarsi da una catena per mettersene un'altra forse peggiore. Anche lì il singolo non conta molto. Libera scelta sia ben chiaro ma non è come intendo io la questione.
Le Ecolcity a mio avviso dovrebbero nascere come luoghi, dove si riscopre il contatto con la natura, ma soprattutto le relazioni umane; e questo all'inizio sembrerà a tutti noi invasivo della nostra privacy.
Giusto questo è primario. Ma la privacy è una cosa sacra. L'individualità è sacra. Ci possono essere molte cose in comune ma molte altre no, ci possono essere molti spazi in comune ma altri sono inviolabili se non espressamente invitati.
Non si può aderire ad una comunità, perchè si desidera isolarsi in campagna, altrimenti si diventa peggiori della societa dove viviamo, dove almeno la schiavitù del lavoro ci costringe ad avere rapporti con i nostri simili. Se uno si vuole isolare, magari è preferibile che vada a vivere da solo su una montagna.
Siamo degli animali sociali. A nessuno piace isolarsi se non per periodi temporanei e per motivi individuali. Ma anche questa è un esigenza individuale che deve essere rispettata anche nell'ambito di una comunità. Nessuno può essere forzato ad avere rapporti con gli altri se non gli va. Il silenzio è quello che manca nella nostra società. Il silenzio di stare con se stessi ed il silenzio poi di condividere con gli altri profondamente questo sè. Una comunità evoluta per come la vedo io dovrebbe permettere anche questo se c'è la necessità.
In ogni modo l'idea di micro comunità è esattamente l'opposto di questo che dici. Se riesce a partire la rete, e tante realtà sul territorio già esistono per lo meno al livello embrionale, non ci sarà isolamento ma espansione. Sarà ma vedo molto più isolamento in una comunità grande ma unica e isolata dal resto. Non credo che è questo quello che vogliamo.
Se pensiamo di ricostruire un nuovo modo di vivere, riferendoci alle abitudini del passato, non faremo altro che ricostruire in piccolo la nostra attuale società, ma con le case di legno ed i pannelli solari, sarà difficile attuare anche una minima autosufficienza alimentare; ragioniamo se questo ci basta o se forse occorrono anche dei cambiamenti delle relazioni individuali e collettive.
Anche se fosse quello che dici, ma non è questa l'intenzione a base dell'idea delle microcomunità, già sarebbe un buon successo. Bisogna pure fare dei piccoli passi. Per molti non è possibile pensare di abbandonare quello che ha, l'ambiente dove ha vissuto, le abitudine e proiettarsi verso un idea che vedono ancora vaga e confusa. Per come la vedo io già recuperare un rapporto più sano e equilibrato con la natura, avere il massimo possibile di autosufficienza energetica, il massimo possibile di autosufficienza alimentare, meno spese, meno lavoro dipendente è moltissimo ed è un buon punto di partenza.
Tutto il resto viene da sè. Tienamo anche conto che moltissimi vorrebbero ma non possono per tanti motivi che è facile inturire, ed io penso che si debba dare il massimo di possibilità.
Questo chiaramente non vuol dire che non vi debbano essere regole e obbiettivi da raggiungere nel tempo, anzi ci devono essere degli obbiettivi ambiziosi. Uno di questi è restituire ai singoli la propria individualità perchè è da lì che passa la coltivazione della coscienza. Se vogliamo sempre imporre una coscienza sociale o collettiva, qualunque essa sia anche la più bella e positiva, io credo che stiamo sulla strada sbagliata. E' l'individuo che deve fare la società e non viceversa esattamente come avviene ora nel nostro mondo da cui tutti noi vogliamo andarcene al più presto. La diversificazione porta ricchezza.
Ma penso che su questo siamo daccordo, forse si è un po' fraintesa l'idea della microcomunità.
Ribadisco che l'idea di microcomunità, non è una fuga o un rifugio, anche se sarà il caso ma non è quello l'obbiettivo.
L'amica Giulia ha compreso bene l'idea, e la ringrazio. Esprime perfettamente l'idea che vi è di fondo.
Io non ho preconcetti nel fondare una comunità anche di 1000 persone, non è la dimensione che interessa ma i contenuti. E' che penso che non vi sia più tanto tempo per aspettare persone, chiacchierare, convincere e altro. Molte realtà sono sorte nel mondo e tutte molto interessanti, senza neanche pronunciare la parola comunità. La rete si sta già creando, dobbiamo solo far in modo che tante realtà si mettino in comunicazione l'una con l'altra, e comunicare, allo stesso mondo, al più possibile delle persone che un altro modo di intendere il mondo è possibile, un latro paradigma sociale è possibile e forse inevitabile poichè non vedo altre alternative se non distruzione.
Dobbiamo forse chiarirci bene tutti noi cosa intendiamo per comunità, ecovillaggio e quant'altro. Quali sono le leggi che lo regolano (poche ma buone), quali sono gli obbiettivi a breve, medio e lungo termine, quali gli spazi collettivi e quali quelli individuali, quali sono le strade più veloci e sicure per reggiungere gli obbiettivi. Se riusciamo ad avere un idea comune, un INTENTO comune allora riusciremo, non ho dubbi, in mille forme ma tutte UNA.
Io faccio una notevole differenza fra quella che è l'aggregazione e quella che è l'unione tra persone. Se pur si possono assomigliare non è così. Nell'aggregazione il singolo non conta nulla o poco. Contanto solo i capi i vertici della piramide. E' l'impostazione della nostra società ed anche delle comunità in senso classico, anche se apparentemente non sembra. Non richede molto sforzo da parte del singolo e assenza o quasi di responsabilità.
Invece l'unione è molto diversa. Il singolo è tenuto in grande considerazione, non vi sono capi (per capi intendo anche non persone fisiche, come un idea di Dio, una credenza, un ideologia), non vi sono centri ma tutti sono centri. Non è una piramide ma un cerchio, una sfera. E tutti hanno responsabilità.
Giocando con la matematica io la vedo così con un'irreale formula.
L'aggregazione è 1+1+1=3 (ha una certa forza data solo dal numero dei componenti e l'individuo si perde)
L'unione invece è 1+1+1=111 (ha molta più forza data dalla conservazione dell'individuo).
Chiaramente è un gioco ma rende bene l'idea.
Io la vedo così. Scusate il "pippone", ma tentiamo di chiarire eventuali fraintendimenti e di trovare la soluzione più veloce ma senza fretta per una visione comune.
Ciao
Luciano G.
sono totalmente d'accordo con Luciano (Lux) . Aggiungo solo una cosa : ho assistito a molti tentativi di creazione di comunità . alla fine si arrivava sempre a un punto di empasse. Ognuno voleva sempre che a spostarsi fossero gli altri . il motivo è facile da capire : mollare tutto e catapultarsi di botto in realtà totalmente sconosciute è qualcosa che in fondo frena molto . bello sarebbe , come è stato detto , iniziare almeno a ragionare per regioni , sarebbe meno traumatico .contate poi che i costi di acquisto e ristrutturazione di un borgo sono , in questo momento abbastanza alti . magari insieme qualcosa si risparmia ma comunque occorrono esborsi di un certo rilievo ( per quella che è la mia esperienza) . Penso che sarebbe un buon inizio anche solo creare una rete di persone interessate all'ecologia, che non credano alla ripresa economica imminente e che intendano darsi una mano. Meno ambizoso ma scuramente più fattibile . Ad esempio : ho trovato un intero borgo da comprare ( caso unico e raro : i prezzi altrove erano sempre molto maggiori ) . alla fin fine le abitazioni, da ristrutturare , sarebbero costate qualcosa come 15.000 euro ciascuna . con molto terreno . far sapere a amici di questa opportunità avrebbe potuto voler dire iniziare a fare qualcosa . Non se ne è fatto nulla perchè la posizione , una volta sul posto , risultava molto infelice .
ad ogni buon conto fornisco alcuni miei dati . Se si vuole collaborare in qualche modo io ci sono. Chi volesse contattarmi lo può fare tramite gli strumenti che il sito offre .
abito in Piemonte e dopo molti anni passati in giro tra studi e uffici vari , ho iniziato a fare l'apicoltore . ho un piccolo orto in cui coltivo ortaggi ottenuti da sementi non ibride . sementi che ogni anno mi autoproduco. sto cercando di recuperare alberi da frutto che non necessitino di continui trattamenti per produrre . Ho piccoli animali da cortile . Per ora , causa un po' troppa fretta, quel che ho trovato . In futuro specie un tempo diffuse e oggi recuperate .
sto cercando un piccolo casale per ingrandirmi anche se i prezzi sono molto alti anche solo per comprare un rudere o quasi .
se possiamo darci una reciproca mano io sono qui
saluti
Guarda quì: http://www.ecolcity.it/cms/cerco-persone-interessate-ad-una-eco-comunita-a-torino
Roberto Franzè
Hai centrato un punto molto importante. Vi è una notevole difficoltà nella realizzazione di una comunità. Difficile trovare persone di buona volontà, difficile mettere daccordo tutti quanti, difficile avere i fondi necessari e le persone che ce li hanno. E in sostanza vi è molta diffidenza, anche perchè molte comunità sono abbastanza chiuse e questo è qualcosa che la gente, almeno per quello che ho visto io, non vuole.
Io stesso ho provato spesso a coinvolgere conoscenti e amici in un progetto simile che partiva dalla semplice constatazione che in città non si può più vivere, che siamo uno contro l'altro e che l'economia moderna chiede sempre di più per le cose essenziali. Ma mi sono sempre trovato risposte negative o finte positive: sarebbe bello ma..... Persino nel semplice progetto di acquistare case grandi in comune e poi suddividere gli spazi con un risparmio notevole, creava qualche perplessità. La maggiorparte della gente se ha le risorse preferisce fare da solo: chi se ne andato in campagna da solo, chi è partito per l'estero, etc...
Chi non ha le risorse purtroppo non può fare molto. Se è legato a un lavoro, a una famiglia che lo sostiene non riesce neanche a pensare che sia possibile cambiare vita.
Vi sono molte contraddizioni in tema, che non starò qui a sviscerare ma sono evidenti.
Penso che soprattutto manchi una buona volontà e una acquisita coscienza che il mondo è in un periodo di transizione INEVITABILE. E come tutte le transizioni è altamente doloroso, poichè vuol dire che bisogna necessariamente perdere qualcosa per acquisire altro, nella nostra visione migliore. Ma più ci si oppone al cambiamento e più questo è doloroso.
Penso che siamo un po' tutti come nella parabola della trappola per le scimmie. Funziona così.
Anticamente veniva usata una trappola ingegnosa per catturare le scimmie. Si usava una vaso dal collo stretto, ma abbastanza largo per far passare una mano della scimmia. Lo si riempiva di leccornie varie (per le scimmie) e lo si ancorava da qualche parte nel terreno. Quando la scimmia arrivava, immediatamente infilava la mano nel vaso e prendeva una bella manciata di leccornie. Ma con il pugno chiuso e pieno di roba non riusciva più a far uscire la mano dal collo del vaso. Ebbene la scimmia non mollava la presa e quindi rimaneva attaccata al vaso e veniva successivamente catturata. Gli bastava aprire la mano, lasciar andare la presa per riottenere la libertà.
Ecco noi siamo così, siamo presi da cose inutili che per la maggiorparte siamo noi ad afferrare e tenere stretto. Ci basterebbe lasciare la mano e andare altrove dove magari vi sono molte altre "leccornie" e più buone......
E siamo quindi molto passivi nella vita. Accettiamo tutto ciò che ci viene proposto senza discutere, riflettere e chiederci cosa veramente ci fa star bene: politica, medicina, scienza, religione e così via. E poi ci lamentiamo continuamente ed imputiamo agli altri le nostre deficienze. Ma per la maggiorparte sono a causa nostra.
Dovremmo imparare ad prendere l'iniziativa attivamente, singolarmente ma molto meglio insieme. Solo così le cose cambieranno, altrimenti solo una profonda paura (la paura è un buon motore ma caotico) ci farà muovere ma allora potrebbe essere molto più difficile se non troppo tardi.
L'idea della rete è quella che considero la più fattibile in tempi brevi. Ognuno come può e nelle varie manifestazioni del proprio essere. Piccoli guppi o grandi se si riesce, uniti insieme però. Anche l'idea di ristrutturare antichi borghi, o più in piccolo dei casali, è molto valida, ed è anche economica rapportata ai prezzi attuali dell'immobiliare.
Ciao
Luciano G.
Credo che l'dea di micro comunità sia molto valida e realizzabile più rapidamente rispetto a comunità più grandi e quindi più complesse.
Una comunità più piccola ha l'indubbio vantaggio di poter essere gestita più facilmente, di raggruppare persone con interessi e ideologie affini in quanto hanno avuto modo di conoscersi e di creare direttamente la comunità che potrà poi evolversi in una società più strutturata e complessa.
L'idea di costituire una rete è fondamentale in quanto permetterà a tutte le comunità di collaborare ed agire insieme; in questo modo si creerebbe una struttura dinamica, che evolve seguendo gli imput di diverse unità, ognuna delle quali ha elaborato percorsi differenti; gli 'ecocittadini' potrebbero spostarsi periodicamente nelle varie comunità in italia e nel mondo in modo da apprendere nuove tecnologie, nuovi metodi di agricoltura piuttosto che di bioedlizia o altro (come peraltro è già possibile fare in molti ecovillaggi, i quali offrono vitto e alloggio in cambio di manodopera).
In tal modo si eviterebbe di dar vita a comunità troppo concentrate su se stesse e sul proprio background, che rischierebbero di perdere di vista l'obiettivo che secondo me è primario : rivoluzionare, con pazienza e volontà, l'intero pianeta.
Inoltre, se consideriamo che l'obiettivo è quello dell'autosufficienza e del minimo utilizzo della moneta, le possibilità di spostamento degli ecocittadini saranno via via più limitate (almeno fin quando il resto del mondo sarà com'è ora) e io credo che questo possa costituire un grosso svantaggio a livello culturale e spirituale; se invece la rete di micro comunità creerà e sosterrà dei collegamenti non solo virtuali, gli ecocittadini avranno la possibilità di muoversi e sfruttare le potenzialità positive della globalizzazione, sia per la propria crescita personale che per quella sociale della comunità.
ciao
Giulia
giulia paschetta
L'idea nasce dalla considerazione che per potere realizzare una comunità-villaggio con una composizione di almeno 30 unità è, almeno a mio avviso, molto difficile e lunga nella progettazione ed attuazione. In più ha una serie di elementi che complica la questione, ad es. la necessità di avere delle regole più rigide, la difficoltà di trovare tante persone che la intendono allo stesso modo, ed anche, forse, difficoltà burocratiche e legislative. Naturalmente ha i suoi vantaggi come una certa forza e una capacità di autosufficienza maggiore.
Io sono dell'idea che non si debba ricercare, almeno da subito, un autosufficienza elevata e che la comunità diventi una parte staccata dalla società ordinaria. La nostra società è, sì malata e sull'orlo del tracollo, ma ha anche molte cose buone a cui fare riferimento. E comunque tocca conviverci.
Invece le micro comunità possono essere un impulso maggiore e più rapido nella realizzazione degli obbiettivi che man mano definiremo meglio.
Alcuni punti a favore:
E' più facile acquisire terreni. Ve ne sono tanti in vendita intorno ai 4-5 ettari e molto interessanti dal punto di vista naturale. (boschi, ruscelli, sorgenti, vicinanza ai mezzi per al città e ai paesi per approvigionamenti vari).
Credo sia anche più facile acquisire licenze di costruzione, rispettando le normative vigenti.
E' più facile gestire un piccolo gruppo e si ha bisogno di regole molto meno rigide, e quindi più flessibili.
E' più facile equilibrare quelle che sono le libertà individuali con le necessità comunitarie.
Le micro comunità possono essere costituite da persone che abbiano sentito in sè un'affinità con gli altri membri.
La diversificazione delle micro comunità può diventare una risorsa, esattamente come la bio diversità è una risorsa per la terra. Es. ogni micro comunità si può specializzare in alcuni settori specifici e scambiare con le altre micro comunità le sue esperienze e competenze e il frutto da queste derivate.
In questo modo non è necessario che ogni micro comunità abbia una autosufficienza elevata, poichè questa può essere compensata dalle altre micro comunità. A parte l'energia, che deve essere parte essenziale di ogni micro comunità, il resto può essere variabile. Faccio un es. se una comunità ha un territorio prevalentemente boschivo da cui può produrre legna (rispettando le leggi) ma non ha una produzione soddisfacente di cibo, può scambiare il suo prodotto (legna in questo caso) con le altre comunità che avendo un territorio più pianeggiante producono cibo. E così via per tante altre cose
Ha anche un aspetto logistico per così dire. Se una micro comunità si trova in difficoltà può avere il supporto delle altre, ed è più difficile che la rete si rompa. Ci aspettano tempi molto bui!
Tutte le micro comunità sono collegate tra loro in un rapporto reciproco di fratellanza e condivisione, dovunque esse si trovino e qualunque siano i precetti seguiti dalle micro comunità singole. Questa rete sarà virtuale sfruttando le tecnologie moderne come internet.
La rete avrà delle regole le più semplici possibili (a mio avviso, non amo le complessità e le troppe regole) a cui le micro comunità dovranno attenersi. Invece al loro interno ogni micro comunità è libera di fare quello che ritiene più opportuno. In piena libertà, in modo che ogni singolo si senta partecipe spontaneamente del gruppo a cui appartiene ma abbia la possibilità di esprimere e cercare la propria libertà, senza entrare in collisione con gli altri.
Questa rete potrà essere distribuita a tutto il territorio italiano ma non solo, può entrare in contatto con altre realtà in tutto il mondo.
Ogni micro comunità può contare quanti membri vuole. Per assurdo potrebbe essere composta anche da una sola unità, e questo prenderebbe anche chi magari la pensa come noi ma ha già il suo spazio e la sua piccola autosufficienza, esperienza e competenza.
Lo sviluppo di questo potrebbe essere molto veloce, e potrebbe avere un effetto a cascata ad iniziare dalla prima che si realizzerà. E io credo invoglierà le persone a partecipare al progetto. Io credo che i tempi siano molto stretti, e quindi bisogna anche cercare di dominare il tempo in modo che si passi dalle parole ai fatti, senza fretta ma nell'immediato, per così dire.
Insomma nella mia idea io vedo la possibilità di creare una rete di coscienza e consapevolezza, unita dalla condivisione ed unione delle varie coscienze individuali che condividino sopratutto l'idea che un mondo diverso è possibile e che si può vivere in armonia con gli altri senza rinunciare alla propria individualità. E soprattutto senza essere schiavi delle moltissime cose che caratterizzano la società moderna. Almeno in parte.
Suggerisco la prima regola:
Ognuno è libero di interpretare la vita come meglio crede, senza che questo ledi la libertà altrui e rispettando l'intepretazione dell'altro.
Vi sarebbero molte altre cose da dire e idee che mi vengono in mente, ma diciamo che come spunto di riflessione, iniziamo da questo. Sono graditissimi suggerimenti e partecipazione al dibattito, e sono a disposizione per chiarimenti sull'idea.
Ciaooo
Luciano G.
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