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Eco Comunità
Cosa è per noi una Ecol Comunità?
Un piccolo nucleo di famiglie parzialmente autosufficiente, sia per l'energia che per l'alimentazione, può essere considerata una eco comunità.
Il Progetto Ecolcity invece si propone come una iniziativa con traguardi diversi e più ambiziosi. Il concetto base che lo ispira è l'autosufficienza, sia che si parli si piccole comunità di tipo agricolo, che di mini città tecnologiche.
Le grandi città attuali, sono state create in un periodo in cui le fonti energetiche si pensavano inesauribili ed erano a basso costo, e quindi le nostre città moderne hanno alla base del loro funzionamento la necessità di grande quantità di energia.
Questa grande quantità di energia che ne permette il funzionamento è indispensabile anche per il trasporto di un flusso di alimenti e prodotti creati lontano dalla città.
Le città attuali che già si stanno rivelando invivibili a causa dell'inquinamento che producono, non sono adatte a funzionare in caso di una grave crisi energetica e/o economica.
Il Progetto Ecolcity si propone di invertire il flusso che ha portato milioni di persone nelle città, e di far spostare le persone in nuove mini città autosufficienti. il deflusso si attuerà in due precise fasi: Ecolcity F1 (fase 1) e le Ecolcity F2 (fase 2)
Le Ecolcity F1 (fase 1) sono delle strutture nuove che devono nascere con criteri ben precisi. Adatte ad ospitare dai 100 ai 1000 abitanti queste rappresentano la prima via di uscita dalle grandi città. Devono nascere in ecosistemi completi, il che significa: terra fertile, presenza di acqua, presenza di bosco, vicinanza a grande città ed essere ben collegate con essa.
Le Ecolcity (comunità fase2), saranno invece delle mini città di massimo 100.000 abitanti, che verranno costruite ex novo sulla base delle esperienze accumulate dalle Ecolcity F1 (fase 1) più piccole.
Le Ecolcity F1 dovranno essere autosufficienti per una percentuale >50% sia per l'energia che per l'alimentazione. Le comunità F1 in caso di crisi energetica ed economica dovranno poter sopravvivere come società tipicamente agricole.
Le Ecolcity F2 saranno invece delle città autosufficienti per una percentuale >80% per tutti i bisogni primari tipici e per una percentuale >30% per i bisogni secondari di una società evoluta. Le mini città F2 in caso di crisi energetica ed economica dovranno poter sopravvivere come società evolute autosufficienti a regime ridotto.
Ma perché il progetto ecolcity si propone di cambiare le città e non di trovare altre forme di energia per far sopravvivere quelle attuali? vai al link ................ (da definire).
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Saluti
- 2204 letture
ma perche´invece non si comincia a modificare le citta´gia´esistenti? non si puo´continuare a costruire all´infinito su terre vergini, non c´e´piu´spazio! per quanto piccole, ecocompatibili e quant´altro, la costruzione di nuovi villaggi e citta´mangera´altri milioni di ettari di natura.
secondo me bisogna prima di tutto:
-riqualificare le periferie: abbattere i casermoni e ricostruire edifici piu´piccoli,a basso consumo o ancora meglio completamente autosufficienti per l´energia e con sistemi di fitodepurazione delle acque e raccolta di acqua piovana, lasciare ampi spazi verdi (orti!) tra un edificio e l´altro, lascaire le auto fuori dall´insediamento o al massimo in parcheggi sotterranei.
-adeguare gli edifici piu´vecchi (centri storici) ai nuovi standard di basso consumo o autosufficienza senza stravolgerli esteticamente.
dopo di cio´, solo se sara´ancora necessario, si potra´pensare a costruire ex-novo..
Quello che lei propone, sarebbe anche auspicabile per quanto riguarda le piccole città, ma grandi città come Roma o Milano sono molto difficili da recuperare.
A mio avviso, è più auspicabile che si costruisca in nuovi territori in campagna, che nelle periferie delle città, trasformandole in megalopoli.
L'obbiettivo è che le città diminuiscano gli abitanti in favore delle campagne, mentre il trend attuale è il contrario.
Con la produzione di Energia in loco attraverso fonti rinnovabili, si potrebbero recuperare numerosi comuni e paesini che si sono spopolati negli ultimi anni.
Per esempio le periferie di molti paesini storici, potrebbero essere oggetto di nuovi insediamenti di villaggi ecologici.
Roberto Franzè
Una casa per essere definita più o meno ecologica (sostenibile), va analizzata secondo attraverso una serie di caratteristiche, ne elenco brevemente alcune:
1) materiali di cui è realizzata;
2) la provenienza di quei materiali in termini di distanza;
3) la tecnica in cui il materiale è lavorato nel centro di produzione esterna al cantiere e dentro il cantiere;
4) la tecnologia costruttiva in termini strutturali;
5) la forma e dimensione del fabbricato rispetto agli elementi del sole, ai venti e le pioggie;
6) la disposizione del fabbricato sul terreno (scosceso, pianeggiante...etc);
7) se e quanto sfrutta le risorse idriche;
8) se e quanto sfrutta le risorse elettriche;
9) se e quanto quelle termiche naturali (geotermiche, sole...);
Alla fine se si conoscono tutte queste variabili e se ne analizzano in termini di energia, io potrò dare un voto ecologico alla mia casa e posso sapere quanto co2 ho speso e spenderò per il suo utilizzo.
Non c'è "fortunatamente" una formula unica per un tipo di casa, perchè essa è e sarà sempre legata al luogo, clima, cultura dei loro abitanti, così come non ci sono formicai e tane di talpe sempre uguali.
Partendo da questo concetti io credo che la casa di ogni nucleo di abitanti prenderà forma, dimensione e colore in base alle loro abitudini, quindi credo che sarà utile seguendo l'idea di Luciano avere anche dati relativi alle esigenze di vita, abitudini familiari, gusti, che possono con il mio aiuto essere interpretati in architettura e discussi.
Ho già in mente quale che possano essere le scelte di tipo costruttivo e le studierò dandone un peso energetico così da raffrontarle con le costruzioni tradizionali.
Sono specializzato proprio nella progettazione e costruzione di ambienti a basso impatto sia fase di produzione/gestione/smaltimento per cercare di richiudere il famoso ciclo naturale.
Nei prossimi giorni farò una scheda ragionata con domande proprie adatte per la progettazione degli spazi domestici della propria casa.
Anticipo solamente che il sistema costruttivo auspicabile (telaio in legno e balle di paglia come pareti di tamponatura)permetterebbe di avere dei costi molto bassi, raggiungendo dei risparmi del 50/60 % rispetto ai costi tradizionali, poi se si prende parte alla costruzione direttamente (autocostruzione) si potrebbero avere anche ulteriori risparmi.
Prendete questi dati con riserva fino a che non vi avrò presentato una analisi dettagliata dei costi di ciascuna lavorazione.
Comunque sia una costruzione siffatta sarà sana, antisismica, non energivora, fresca d'estate, calda d'inverno, fonoassorbente, antincendio.
Mettero a confronto altre ipotesi costruttive per valutarne gli impatti sull'ambiente e noi.
A presto
Danilo
Lucano M
OK, ma si può sapere più o meno il criterio per la ricerca dei terreni?
Cioè, anche per la fase 1 dovrebbe essere impossibile trovare spazi sufficienti non vincolati, a menochè la de-regolamentazione dell'attuale governo non ci venga incontro...
Però bisogna inventare qualche furbata, trovare di volta in volta uno stratagemma ai limiti della legalità per aggirare le regole attuali.
Sono curioso di vedere qualche proposta.
Magari quando ne avrete trovato uno si capirà meglio.
(scusate dovevo metterlo in risposta a "Purtroppo sappiamo....")
Era una delle domande che mi ponevo che però rimanda ad una serie di altre questioni.... ma propongo una soluzione: partire dall'esistente, da quello che noi sappiamo o conosciamo o anche abbiamo intorno.... Vorrei contattare/essere contattata (bene Skype - io sono "gabri049") da persone o gruppi interessati ad un gat in toscana dove metterei "sul tavolo" un casale con circa 50 ettari di terreno nella zona fra Grosseto e Siena (esattamente Roccastrada) e un immobile di crica 2000mq di volumetria - una unità è già abitabile, il resto potrebbe ospitare anche fino a 20 persone.
Se qualcuno ha idee incontriamoci.
Gabriela B.
Ho pensato spesso a qualche stratagemma...
Forse l'ho trovato.
Parliamone a voce
arch. Danilo Stravato
Salve Danilo
Ti ringrazio del tuo interesse per Ecolcity, scusami ma noi cerchiamo di essere ecologici anche nell'uso delle tecnologie, quindi preferiamo parlarci tramite Skipe, non ha costi e non brucia il cervello.
Alcune riunioni le abbiamo fatte con Skipe in conferenza (può arrivare fino a 9 persone).
Questo è il mio account: franzeroberto
Vorrei anche che tu leggessi e magari commentassi cosa sta emergendo come definizione di questa comunità:
www.ecolcity.it/cms/definizione-specifiche-di-una-comunita-ecologica
Non è che io non voglia chiamarti in privato, ma preferisco che i primi chiarimenti avvengano attraverso il sito, cosi rimangono a beneficio di tutti, comunque possiamo sentirci tramite Skipe
Saluti
Roberto Franzè
Roberto Franzè
Noi stiamo cercando terreni agricoli vuoti, perché è nostra intenzione creare strutture nuove con tutti i criteri di massima efficienza nel risparmio energetico.
Ma si può pensare anche di acquistare aziende agricole, agriturismi o vecchi poderi.
Comunque penso che prima dobbiamo concentrarci sulle persone, non esistono eco comunità senza prima aver creato delle eco persone.
Poi poniamoci il problema della forme giuridica che queste dovranno avere, consigliamo inizialmente cooperative edilizie per la costruzioni delle strutture ed abitazioni,
e successivamente cooperative agricole per la gestione dei terreni per la coltivazione.
Roberto Franzè
Ci sono due problemi:
1) con il poco suolo che rimane a disposizione, ormai, soprattutto in Italia, insediare da zero una nuova città è difficile.
Dove? Su che terreni? Bisogna COMPRARLI? tra quelli agricoli rimasti? E ridurre la superficie agricola, che già è poca?
Inoltre, trovare delle aree adatte vicine alle grandi città vuol dire mescolarsi a insediamenti e infrastrutture già esistenti, con il rischio di andare contro i principi che ci si propone.
Per quanto riguarda la F2, è ancora più difficile trovare lo spazio disponibile.. ci sono idee?
Si punta sulla montagna?
2) in caso di crisi energetica ed economica c'è il rischio di razzie dall'esterno.
Si fa come nel medioevo, con le mura? o è una società aperta che condivide tutto quello che può con chiunque (immagino di no)
In effetti sappiamo che le difficoltà non mancheranno, i terreni per la fase 1 si trovano, e il problema della fase 2 non saranno i terreni, ma le leggi che impediscono di farlo.
Sappiamo del pericolo delle razzie, è per questo che è nato un progetto che si pone come obbiettivo la creazione di migliaia di comunità.
Sappiamo che in caso di grave crisi, da soli non si salva nessuno, ed è per questo che nasce un progetto aperto a tutti.
Se esiste un percorso già tracciato è più facile per chi ha idea di costruire qualcosa di simile, possa convincere altri gli basterà indirizzarli al progetto comune, e questi capiranno subito cosa lui intende.
Bisogna che milioni di persone imparino a vivere in comunità autosufficienti, perché è questa dipendenza da tutto, che è e sarà usata per renderci schiavi.
Saluti
Roberto Franzè
Dovrà essere, credo, un progetto parecchio veloce visto che il tempo stringe
Noi abbiamo già formato un piccolo gruppo di persone a Roma e stiamo ricercando un terreno adatto.
Saluti
Roberto Franzè
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