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Eco Comunità


By Roberto Franzè admin - Posted on 14 luglio 2008

Cosa è per noi una Ecol Comunità?

Un piccolo nucleo di famiglie parzialmente autosufficiente, sia per l'energia che per l'alimentazione, può essere considerata una eco comunità.

Il Progetto Ecolcity invece si propone come una iniziativa con traguardi diversi e più ambiziosi. Il concetto base che lo ispira è l'autosufficienza, sia che si parli di piccole comunità di tipo agricolo, che di mini città tecnologiche.

Le grandi città attuali, sono state create in un periodo in cui le fonti energetiche si pensavano inesauribili ed erano a basso costo, e quindi le nostre città moderne hanno alla base del loro funzionamento la necessità di grande quantità di energia.
Questa grande quantità di energia che ne permette il funzionamento è indispensabile anche per il trasporto di un flusso di alimenti e prodotti creati lontano dalla città.
Le città attuali che già si stanno rivelando invivibili a causa dell'inquinamento che producono, non sono adatte a funzionare in caso di una grave crisi energetica e/o economica.

Il Progetto Ecolcity si propone di invertire il flusso che ha portato milioni di persone nelle città, e di far spostare le  persone in nuove mini città autosufficienti. il deflusso si attuerà in due precise fasi: Ecolcity F1 (fase 1) e le Ecolcity F2 (fase 2)

Le Ecolcity F1 (fase 1) sono delle strutture nuove che devono nascere con criteri ben precisi. Adatte ad ospitare dai 100 ai 1000 abitanti queste rappresentano la prima via di uscita dalle grandi città. Devono nascere in ecosistemi completi, il che significa: terra fertile, presenza di acqua, presenza di bosco, vicinanza a grande città ed essere ben collegate con essa.

Le Ecolcity (comunità fase2), saranno invece delle mini città di massimo 100.000 abitanti, che verranno costruite ex novo sulla base delle esperienze accumulate dalle Ecolcity F1 (fase 1) più piccole.

Le Ecolcity F1 dovranno essere autosufficienti per una percentuale >50% sia per l'energia che per l'alimentazione. Le comunità F1 in caso di crisi energetica ed economica dovranno poter sopravvivere come società tipicamente agricole.

Le Ecolcity F2 saranno invece delle città autosufficienti per una percentuale >80% per tutti i bisogni primari tipici e per una percentuale >30% per i bisogni secondari di una società evoluta. Le mini città F2 in caso di crisi energetica ed economica dovranno poter sopravvivere come società evolute autosufficienti a regime ridotto.

Ma perché il progetto ecolcity si propone di cambiare le città e non di trovare altre forme di energia per far sopravvivere quelle attuali? vai al link ................ (da definire).

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Diciamo che condivido l'idea del vostro progetto anche se la paura della catastrofe mi pare esagerata e prematura, in ogni caso poichè sono pragmatico e mi interesserebbe per ora  la compartecipazione all'acquisto di un terreno a scopo coltivazione e progetti arte  (essendo artista) mi piacerebbe sapere se avete già dei gruppi o persone che  hanno individuato i terreni o se ad es . nella mia zona (Bergamo ) ma sarei disposto anche a investire  in Toscana ,Umbria o Marche e mettermi in contatto con loro .
Basterebbe forse se ci sono queste iniziative raggrupparle su una pagina del sito con relativi indirizzi di contatto perchè cosi' non si capisce molto sinceramente.
Grazie
A.Mazzoleni
mazzoleniangelo@libero.it

ma perche´invece non si comincia a modificare le citta´gia´esistenti? non si puo´continuare a costruire all´infinito su terre vergini, non c´e´piu´spazio! per quanto piccole, ecocompatibili e quant´altro, la costruzione di nuovi villaggi e citta´mangera´altri milioni di ettari di natura.
secondo me bisogna prima di tutto:
-riqualificare le periferie: abbattere i casermoni e ricostruire edifici piu´piccoli,a basso consumo o ancora meglio completamente autosufficienti per l´energia e con sistemi di fitodepurazione delle acque e raccolta di acqua piovana, lasciare ampi spazi verdi (orti!) tra un edificio e l´altro, lascaire le auto fuori dall´insediamento o al massimo in parcheggi sotterranei.
-adeguare gli edifici piu´vecchi (centri storici) ai nuovi standard di basso consumo o autosufficienza senza stravolgerli esteticamente.
dopo di cio´, solo se sara´ancora necessario, si potra´pensare a costruire ex-novo..

Quello che lei propone, sarebbe anche auspicabile per quanto riguarda le piccole città, ma grandi città come Roma o Milano sono molto difficili da recuperare.

A mio avviso, è più auspicabile che si costruisca in nuovi territori in campagna, che nelle periferie delle città, trasformandole in megalopoli.

L'obbiettivo è che le città diminuiscano gli abitanti in favore delle campagne, mentre il trend attuale è il contrario.

Con la produzione di Energia in loco attraverso fonti rinnovabili, si potrebbero recuperare numerosi comuni e paesini che si sono spopolati negli ultimi anni.

Per esempio le periferie di molti paesini storici, potrebbero essere oggetto di nuovi insediamenti di villaggi ecologici.

Roberto Franzè

Giusto, era la mia stessa idea, riadattare all'uso i borghi ormai popolati solo da vecchi. La terra intorno c'è ad abundantiam.
Poi gli affitti costeranno di meno... immagino

Una casa per essere definita più o meno ecologica (sostenibile), va analizzata secondo attraverso una serie di caratteristiche, ne elenco brevemente alcune:

1) materiali di cui è realizzata;
2) la provenienza di quei materiali in termini di distanza;
3) la tecnica in cui il materiale è lavorato nel centro di produzione esterna al cantiere e dentro il cantiere;
4) la tecnologia costruttiva in termini strutturali;
5) la forma e dimensione del fabbricato rispetto agli elementi del sole, ai venti e le pioggie;
6) la disposizione del fabbricato sul terreno (scosceso, pianeggiante...etc);
7) se e quanto sfrutta le risorse idriche;
8) se e quanto sfrutta le risorse elettriche;
9) se e quanto quelle termiche naturali (geotermiche, sole...);

Alla fine se si conoscono tutte queste variabili e se ne analizzano in termini di energia, io potrò dare un voto ecologico alla mia casa e posso sapere quanto co2 ho speso e spenderò per il suo utilizzo.

Non c'è "fortunatamente" una formula unica per un tipo di casa, perchè essa è e sarà sempre legata al luogo, clima, cultura dei loro abitanti, così come non ci sono formicai e tane di talpe sempre uguali.

Partendo da questo concetti io credo che la casa di ogni nucleo di abitanti prenderà forma, dimensione e colore in base alle loro abitudini, quindi credo che sarà utile seguendo l'idea di Luciano avere anche dati relativi alle esigenze di vita, abitudini familiari, gusti, che possono con il mio aiuto essere interpretati in architettura e discussi.

Ho già in mente quale che possano essere le scelte di tipo costruttivo e le studierò dandone un peso energetico così da raffrontarle con le costruzioni tradizionali.

Sono specializzato proprio nella progettazione e costruzione di ambienti a basso impatto sia fase di produzione/gestione/smaltimento per cercare di richiudere il famoso ciclo naturale.

Nei prossimi giorni farò una scheda ragionata con domande proprie adatte per la progettazione degli spazi domestici della propria casa.

Anticipo solamente che il sistema costruttivo auspicabile (telaio in legno e balle di paglia come pareti di tamponatura)permetterebbe di avere dei costi molto bassi, raggiungendo dei risparmi del 50/60 % rispetto ai costi tradizionali, poi se si prende parte alla costruzione direttamente (autocostruzione) si potrebbero avere anche ulteriori risparmi.
Prendete questi dati con riserva fino a che non vi avrò presentato una analisi dettagliata dei costi di ciascuna lavorazione.
Comunque sia una costruzione siffatta sarà sana, antisismica, non energivora, fresca d'estate, calda d'inverno, fonoassorbente, antincendio.
Mettero a confronto altre ipotesi costruttive per valutarne gli impatti sull'ambiente e noi.

A presto
Danilo

Salve a tutti
      Volevo comunicare qualche impressione sull'incontro di Sabato, e delle osservazioni che spero possano tornar utili anche a chi non era presente:
      L’ incontro è stato piacevole nonostante tutto (la prossima volta spero di venire riposato, avevo dormito pochissimo ed ero in modalita’ provvisoria:)) . Sono rimasto molto favorevolmente colpito dal fatto che tutti i partecipanti avessero ben saldi nella coscienza i punti cardine di questo progetto, mi è sembrato di riconoscere un elevato grado di consapevolezza personale, sociale e naturalmente ambientale.
      Ad una prima impressione credo che dovremmo essere compatibili in una 'convivenza' nella ecolcity , ecovillaggio o quello che sarà. ; forse manca ancora qualche persona con specializzazioni che farebbero molto comodo alla comunità: penso ad esempio ad un medico,ad un economista/contabile , un avvocato, un ingegnere/esperto in nuove tecnologie agrarie.
      Risulta credo altrettanto evidente che vanno fissati, almeno temporaneamente, dei cardini orientativi , delle linee guida di pensiero e di azione comune, e vanno chiarite quali sono le priorità. Sento il bisogno di fare un inciso:
     Nell’ incontro ho comunicato ai presenti che nonostante la non più tenera età e gli impegni di lavoro,sto seguendo, dopo anni di appassionato studio da autodidatta, un corso di laurea in psicologia, indirizzo discipline della ricerca psicologico-sociale. Questo indirizzo, contiguo alla psicologia del lavoro e delle organizzazioni , si occupa appunto di ottenere una comprensione il più possibile oggettiva e scientifica delle dinamiche dei fenomeni sociali attraverso l’analisi dei meccanismi psicologici dei gruppi e dei singoli che li compongono. Mi farà piacere, se sarà possibile, fornire ulteriori approfondimenti, e avviare un confronto su questo tema in una sezione apposita di prossima creazione sul sito alla voce ‘psicologia’, dove vorrei mettere anche un test di autovalutazione per chi si avvicina a questo progetto. Per ora quello che mi preme dire è che nelle grandi realtà produttive (vertici delle multinazionali) , o organizzazioni che richiedono un alta prestazione di gruppo (vertici di organizzazioni religiose,politiche e militari) da molti anni è spesso presente uno psicologo specializzato in questo ramo, allo scopo di rendere le prestazioni ottimali. In altre parole, data la complessità di sistemi ad alto livello, ci vuole almeno un esperto di tecniche di pensiero, ragionamento e decisione , oltre che di comunicazione, per avere una prestazione ideale del gruppo, che altrimenti, coi soli strumenti del senso comune otterrebbe risultati nettamente inferiori, inconcludenti, o in tempi non soddisfacenti. Queste figure specializzate devono avere delle competenze specifiche in campo logico-matematico, psicologico, delle eccellenti competenze in scienze della comunicazione oltre che una buona conoscenze di economia aziendale  e di sistemi giuridici e politici, per le quali vengono formati ad hoc. Collaborano strettamente con esperti di economia nella stesura di business plan e piani di fattibilità, e si occupano di selezionare coordinare e valutare i collaboratori. Che esista questo settore ampiamente riconosciuto nel mondo accademico e scientifico non lo sa quasi nessuno perché in un economia basata sul concetto di profitto, che a sua volta si basa sulla scarsità dei beni e dei servizi,l’ alta produttività riguarda  solo delle realtà ristrette, come ho detto, a pochi quadri e vertici direttivi. Il motivo per cui invece questa specializzazione sarà cruciale in un sistema sostenibile, che invece si basa sull’ abbondanza e l’ efficienza dei beni e dei servizi, dovrebbe essere chiaro: un gruppo che segue il metodo logico-scientifico (matematico) nel prendere decisioni e nelle forme di organizzazione e comunicazione è nettamente più produttivo- pensate agli antichi greci. Da allora questo settore ha fatto passi enormi e continua a farne.
      Detto questo, e chiarito che personalmente sono ancora agli inizi della formazione (almeno a livello accademico) nel settore, spero di poter condividere il massimo delle competenze che sto acquisendo ,fornendo per il momento un modello possibile di sviluppo del progetto basato sul metodo sopra descritto. Eventuali interventi , opinioni, proposte e contestazioni da parte di tutti in questo processo sono NECESSARI.      

      E' risultato evidente a tutti, credo, che i contorni del progetto sono ancora da definire, perché va chiarito quali tematiche debbano essere prioritarie. In questi fase ritengo che sia utile che ognuno prepari proprio una scaletta in ordine decrescente di priorità (uso questo termine per indicare la rilevanza al momento attuale, non l’ importanza assoluta della singola tematica) relativa a queste tematiche, si possono mettere ovviamente due o più argomenti allo stesso livello di importanza ; vi fornisco la  mia scaletta per il momento:
-          1)Rispetto dell’ indipendenza ideologica dei singoli membri rispetto alla comunità
-          1)Partecipazione di ognuno dei membri alle decisioni della comunità
-          1)Partecipazione di ognuno dei membri al lavoro comunitario
-          2)Autosufficienza di mezzi dei singoli membri rispetto alla società
-          2)Qualità della vita degli aderenti alla comunità
-          3)Autosufficienza superiore al 50% dal sistema monetario della comunità
-          4)Solidarietà di mezzi reciproca dei membri
-          5)Autosufficienza di mezzi dei singoli membri rispetto alla comunità
-          6)Rapidità di realizzazione del progetto
-          7)Innovazione tecnologica
-          8)Riduzione dei consumi in ottica economica
-          9)Rispetto e rigenerazione dell’ ambiente naturale
-          10) Riduzione dei consumi in ottica ecologica
-          11)Accessibilità del progetto per il maggior numero persone possibile (basso costo)
-          12)Evoluzione di conoscenza e consapevolezza
Sintetizzando: penso che se sono fatte salve l’ autonomia ideologica, di mezzi, e personale di ciascuno, la prima cosa da fare è ottenere la massima indipendenza di risorse salvaguardando il più possibile la qualità della vita (l’ideale sarebbe di migliorarla già in fase di realizzazione del progetto usando tutte le tecnologie reperibili adatte allo scopo ), poi migliorare l’ ambiente (ovvio che se si riesce a farlo anche durante tanto meglio; le coltivazioni dovrebbero essere perlomeno Bio da subito), poi si può diffondere e replicare il progetto e sperare in un sia pur minimo cambiamento sociale. Le ultime fasi, le più importanti in realtà, in teoria dovrebbero venire da se’, se le precedenti premesse sono state rispettate.
In questo senso, ritengo che sia più logico pensare per prima cosa a creare una comunità coesa, dalla visione sufficientemente unitaria e dal numero minimo di membri stabile .
Se questo ordine di successione o uno molto simile fosse condiviso da tutti ho pensato ad alcuni punti in  successione logica da cui partire per ottimizzare tempi e risorse;condivido nel caso già non conosceste: esiste un approccio per lo studio di queste problematiche  che va sotto il nome di ‘IMPRONTA ECOLOGICA’ , e consiste nel calcolo di terra necessaria per tutti consumi per ogni persona. I fogli di calcolo a tale scopo che si possono trovare su internet già pronti saranno utilissimi, ma vanno personalizzati ad hoc nel caso specifico. Sinteticamente posso dire che il processo prevede che ci sia una o più figure intercambiabili nel gruppo che si occupino dei seguenti punti, una volta che l’ intero gruppo accetta all’ unanimità i passi sotto descritti. Alla prossimo incontro vorrei proporre al gruppo di parlarne (purtroppo sto avendo dei problemi ad installare skype: spero di risolvere il prima possibile). Le mansioni in questa fase saranno soprattutto di raccolta, analisi e sintesi dei dati , e successivamente ricerca del territorio.
1)      Va fatta una lista aperta delle persone attive nel progetto, ed ad ognuno di loro va chiesto il limite minimo e massimo di quanto investire nella cosa (risorse monetarie e non, ad esempio se qualcuno ha attrezzature che crede possano essere utili deve segnalarle come preferibili ad un investimento monetario. Di questi beni, tuttavia va fatta una stima approssimativa in temini monetari), e soprattutto a partire da quando. In base agli impegni di tutti vanno stabiliti sia una cadenza regolare di incontri a questo scopo, sia un tempo massimo di una prima stesura definitiva della lista di persone coinvolte nel progetto, e delle risorse a disposizione. Le risorse includono anche il tempo di lavoro giornaliero, settimanale o mensile che ognuno potrà dedicare alla cosa. Tutti questi dati dovrebbero essere raccolti e condivisi , ovviamente  in forma anonima. ricapitolando:va fatta una stima personale delle risorse che ogni persona può dedicare al progetto e i dati di ogni voce vanno quantificati in quantità (numero o peso),tipo specifico, tempo, costo (risorse monetarie o di altre tipo)
 (es: alla data del... ci sono 31 persone, tot risorse di tempo, moneta, beni, specializzazioni, il tutto a partire da tot data). Tale lista dovrebbe comunque consentire l' inserimento di persone anche in un secondo momento, a condizioni da definire poi (cercando di compensare l' apporto di lavoro già svolto dai primi aderenti e tuttavia senza creare nessuna forma di elitarismo).
2)      Va fatta una stima precisa del minimo e del massimo dei consumi primari e secondari di ogni persona su base annuale, ed entrambe vanno quantificate in senso monetario. Ognuno dovrà fare questa analisi sulla base dei propri consumi (utile chiedere un estratto conto dell’ ultimo anno, molte banche permettono di fare questo on line), e i dati di ogni voce richiesta vanno quantificati in quantità (numero o peso),tipo, tempo, costo (risorse monetarie o di altre tipo).  Questo prenderà molto tempo, e può essere fatto un po’ per volta; meglio  e più precisamente sarà fatto meno problemi ci saranno in fase di attuazione del progetto e quindi nella qualità della vita. Attenzione: ognuno deve fare riferimento ai dati reali riferiti all’ ultimo anno, non a quello che crede di essere disposto a rinunciare o cambiare. In altre parole vanno osservati  e quantificati i vostri consumi da un anno fa fino a questo momento, senza interpretare i dati o formulare giudizi o intenzioni di nessun tipo. Questo è MOLTO importante, nell’ interesse del singolo e della comunità. Eventuali precisazioni , se si ritiene utile fornirle, possono essere annotate a fianco dei dati , che devono essere il più possibile precisi ed oggettivi. La persona che si occupa della raccolta dei dati dovrà predisporre un modulo uguale per tutti gli interessati, tenendo conto dei parametri sotto elencati:
            Per bisogni primari si intende:
                  - spazio abitativo,
                    -cibo , essere il più dettagliati possibile (nella scelta delle cose da coltivare questa analisi sarà fondamentale),
                   -cure mediche,
                    -attività professionale
                   - energia elettrica, gas, e quella necessaria per la propria automobile,
                    - prodotti per il vestiario e l’ igiene personale, tecnologia indispensabile necessaria per la cura della persona e della casa (dallo spazzolino alle scarpe, al detersivo, alle riparazioni della macchina, alla lavatrice , va contato tutto senza pensare in questa fase a quello che si potrà poi condividere);
           Per bisogni secondari si intendono tutti quelli che non sono descritti sopra, ma che fanno parte delle nostre abitudini e stili di vita,anche qui espressi in quantità/peso, tipo, tempo e costo (risorse monetarie e non):
                    -  sport o attività ricreative (incluso seguire le partite/fare una chiacchierata con le amiche)
                    - tabacco ed alcolici, anche se consumati saltuariamente
                    - vacanze (nel ‘tempo’ aggiungere anche il periodo)
                    - attività di cura della famiglia dei figli, e di parenti ed amici (al di fuori dei membri del progetto)
                    - altro in quantità/numero , tipo specifico, costo ritenuto rilevante.
 
3)      Sulla base dei dati di cui sopra si farà un monitoraggio di tutte le terre di quantità e qualità adatta (sempre seguendo il criterio dell’ impronta ecologica si farà una suddivisione del terreno in base ai bisogni e al rispetto dell’ ecosistema; tuttavia i bisogni delle persone in questa fase dovranno essere prioritari rispetto al resto: su questo è necessario che ognuno nel gruppo abbia una posizione chiara) , con un approssimazione per eccesso non inferiore al 30% (es:se dai calcoli per ogni persona servissero tre ettari, dieci persone nel progetto, si cercano terreni di trenta ettari+ il 30%=9 ettari= 39 ettari). Alla data prefissata si produrrà un calcolo delle quote di terra e altre risorse necessarie per persona, si costituirà un consorzio o una forma societaria il più conveniente possibile, tenendo conto di tutte le agevolazioni (consulenza di un commercialista/avvocato del ramo), e si verserà una prima cifra per costituire la cassa comune.
4)      Se necessario, andranno costruiti/restaurati/acquistati/adattati per primi i capanni e le attrezzature agricoli/e rispetto alle abitazioni. Se il terreno non è in uso, bisogna renderlo produttivo (anche nel senso energetico e in altre forme di produzione diversa da quella agricola che dovranno aiutare lo sviluppo della comunità) e predisporre lo stoccaggio dei beni prodotti ed il riciclo/rimozione degli scarti produttivi prima di costruirvi/restaurarvi/acquistarvi/adattarvi le abitazioni. In altre parole le persone e le abitazioni si dovrebbero inserire in un contesto produttivo già avviato, in forme da definire (ho alcune proposte in merito, ad esempio lavorarvi a turno) . Questo potrebbe significare che potrebbero passare anche uno- due anni prima che si possa  andare ad abitarvi.
5)      Superati i precedenti punti si passa alla fase abitativa, alla prima esperienza comunitaria, e si fa il punto della situazione.
 
Da questa impostazione risulta già prima della raccolta dei dati che a differenza di quanto avevamo discusso , il terreno per persona che servirà sarà maggiore del previsto, e che l’impostazione più logica potrebbe essere più quella di una grande azienda agricola altamente automatizzata, magari con una parte di terreno ad eolico e solare anche come mezzo di raccolta di risorse monetarie per la comunità, ed il più possibile autonoma che non un piccolo appezzamento di terreno in cui ricreare un ecosistema completo. L’ avere a disposizione un ambiente più piacevole di una pianura agricola si puo’ risolvere in vari modi, ad esempio prendendo un terreno nelle vicinanze di boschi colline, parchi,ecc, che non necessariamente deve far parte del terreno di proprietà della comunità.
( a proposito: andate a vedere i dati raccolti da impronta ecologica su quanta terra servirebbe in italia per soddisfare realmente i bisogni di ognuno nel rispetto della natura).
La visita a Nomadelfia sarà, credo, altamente istruttiva.
In attesa di Risposte!
Lucano M

OK, ma si può sapere più o meno il criterio per la ricerca dei terreni?
Cioè, anche per la fase 1 dovrebbe essere impossibile trovare spazi sufficienti non vincolati, a menochè la  de-regolamentazione dell'attuale governo non ci venga incontro...
Però bisogna inventare qualche furbata, trovare di volta in volta uno stratagemma ai limiti della legalità per aggirare le regole attuali.
Sono curioso di vedere qualche proposta.
Magari quando ne avrete trovato uno si capirà meglio.
(scusate dovevo metterlo in risposta a "Purtroppo sappiamo....")

Era una delle domande che mi ponevo che però rimanda ad una serie di altre questioni.... ma propongo una soluzione: partire dall'esistente, da quello che noi sappiamo o conosciamo o anche abbiamo intorno....  Vorrei contattare/essere contattata (bene Skype - io sono "gabri049") da persone o gruppi interessati ad un gat in toscana dove metterei "sul tavolo"  un casale con circa 50 ettari di terreno nella zona fra Grosseto e Siena (esattamente Roccastrada) e un immobile di crica 2000mq di volumetria - una unità è già abitabile, il resto potrebbe ospitare anche fino a 20 persone.
Se qualcuno ha idee incontriamoci.
Gabriela B.

Ho pensato spesso a qualche stratagemma...
Forse l'ho trovato.
Parliamone a voce

arch. Danilo Stravato

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