La moneta è una questione interessante e oserei dire cruciale nella impostazione della Ecolcomunità.
Nella prospettiva di una comunità inserita in un contesto non totalmente destrutturato, quindi con una moneta esistente, e pensando quindi ad una comunità aperta ai commerci esterni, questi avverranno immagino nella moneta corrente "all'esterno": sarà quindi necessario avere un surplus di produzione da poter scambiare contro moneta per procurarsi poi quei beni non producibili all'interno (strumenti tecnologici, istruzione superiore, etc...). Sarebbe da chiedersi se all'interno della comunità non sia opportuno avere un mezzo di scambio differente dalla moneta "esterna": infatti l'abbondanza o mancanza di moneta "esterna" potrebbe inceppare i meccanismi di regolazione delle transazioni interne alla comunità, mentre invece, essendo la moneta in fondo una convenzione e basando il proprio valore sulla accettazione da parte dei singoli del suo valore come mezzo di scambio, si potrebbe agevolemente regolare all'interno della comunità in base alle esigenze endogene e non subendole dall'esterno (in fondo in Argentina molte comunità sono sopravvissute ed hanno in certa misura prosperato grazie ai "patacones" nel periodo più buio della loro crisi economica quando dichiararono default). Ciò significa però che la comunità deve darsi regole ed autorità preposte. Un bel caso di studio sarebbero i Dahuriani, credo. In ogni caso nell'ipotesi in cui si dovesse optare per un "mezzo di scambio" interno alla comunità, l'emissione e la regolazione non dovrebbe essere in nessun caso delegata ad autorità esterne (non si deve cadere nel trabochetto della moneta a debito).
La moneta è una questione interessante e oserei dire cruciale nella impostazione della Ecolcomunità.
Nella prospettiva di una comunità inserita in un contesto non totalmente destrutturato, quindi con una moneta esistente, e pensando quindi ad una comunità aperta ai commerci esterni, questi avverranno immagino nella moneta corrente "all'esterno": sarà quindi necessario avere un surplus di produzione da poter scambiare contro moneta per procurarsi poi quei beni non producibili all'interno (strumenti tecnologici, istruzione superiore, etc...). Sarebbe da chiedersi se all'interno della comunità non sia opportuno avere un mezzo di scambio differente dalla moneta "esterna": infatti l'abbondanza o mancanza di moneta "esterna" potrebbe inceppare i meccanismi di regolazione delle transazioni interne alla comunità, mentre invece, essendo la moneta in fondo una convenzione e basando il proprio valore sulla accettazione da parte dei singoli del suo valore come mezzo di scambio, si potrebbe agevolemente regolare all'interno della comunità in base alle esigenze endogene e non subendole dall'esterno (in fondo in Argentina molte comunità sono sopravvissute ed hanno in certa misura prosperato grazie ai "patacones" nel periodo più buio della loro crisi economica quando dichiararono default). Ciò significa però che la comunità deve darsi regole ed autorità preposte. Un bel caso di studio sarebbero i Dahuriani, credo. In ogni caso nell'ipotesi in cui si dovesse optare per un "mezzo di scambio" interno alla comunità, l'emissione e la regolazione non dovrebbe essere in nessun caso delegata ad autorità esterne (non si deve cadere nel trabochetto della moneta a debito).
Saluti